Un po’ di jazz…

Il jazz fa uso sistematico di settime, none, undicesime e tredicesime. Nessuna di queste dissonanze viene preparata, c’è la massima libertà nel movimento delle voci, eppure… non si può dire che il jazz sia atonale. La tonalità sopravvive nel movimento dei bassi, in una concezione funzionale dell’armonia e nella periodicità delle strutture tematiche e armoniche.
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Cadenze, progressioni, pedali, diventano oggetti che possiamo utilizzare per assemblare a nostro piacimento dei Picasso o per dipingere con dovizia di particolari dei Cézanne.still-life-with-bottle-and-apple-basket-1894

Allo stesso modo i motivi diventano la germinazione primaria dell’improvvisazione, proprio perché si prestano a sviluppi imprevedibili (a differenza delle frasi cantabili, che possono subire variazioni ma sono poco malleabili).

La teoria dei modi diventa centrale proprio perché considera ogni scala e la sua armonizzazione qualcosa che ha una sua identità, un suo peculiare colore armonico e melodico.

Il modo dorico evocherà perciò qualcosa di diverso rispetto al modo frigio, pur essendo due scale minori.

L’abilità del jazzista sta tutta nel riuscire a gestire queste due componenti: il senso di un racconto (coerente, logico, … tonale) e l’imprevedibilità dell’improvvisazione (sprazzi di colore, soluzioni audaci, rischio… sperimentazione).Rauschenberg.-Bed-173x395

Il jazzista recupera di tutto, un po’ come fa Rauschenberg, e lo mette insieme perché ha
un’esigenza pratica, che è quella di dialogare con il pubblico. Ecco perché è un’arte democratica e riesce ad essere godibile anche quando è estremamente complessa

Ogni modo va esplorato nelle sue peculiarità, nei suoi tetracordi, e analizzato un po’ come avrebbero fatto i greci, chiedendosi cioè che cosa ci evoca (loro si sarebbero domandati quale funzione politica può assolvere). 3757A volte può bastare un basso ad armonizzare una frase melodica, se si sa insistere sugli intervalli giusti, servendosi di abbellimenti, tocco sapiente, e in genere di tutte le esperienze che ci consegna la storia della musica, se la sappiamo leggere con l’occhio del
jazzista.

Anche Frescobaldi ci può dare una mano a suonare meglio il jazz. Rossini diventa un jazzista quando cita Mozart, e lo fa perché sa che riuscirà a instaurare una comunicazione con il pubblico, toccherà le sue corde servendosi di quell’oggetto rubato chissà dove. Come lo sa? Perché probabilmente prima toccò lui…gioacchino-rossini_c_jpg_681x349_crop_upscale_q95

C’è molto teatro nel jazz, anche se non si vede. È un po’ come se si portasse in scena uno spettacolo che abbiamo preparato: che sia prevista o no l’improvvisazione ci
MozartVeronadallaRosa sarà sicuramente un linguaggio, fatto di segni e significati.

La teoria quindi è nel materiale, negli oggetti, e nell’uso che decidiamo di farne. Più piccolo è l’oggetto, più grandi sono le possibilità. Più grande è l’oggetto, più ci si avvicina ad un linguaggio, ad un brano, ad un’estetica. Come ci si arriva è il bello.